sentieri

“La forma piu’ semplice di carta geografica non è quella che ci appare oggi come la piu’ naturale, cioè la mappa che rappresenta la superficie del suolo come vista da un occhio extraterrestre.
Il primo bisogno di fissare sulla carta i luoghi è legato al viaggio: è il promemoria della successione delle tappe, il tracciato d’un percorso.”

 

“The most simple form of a map isn’t the one that appears most natural to us today, that is, a map that represents the surface of the ground as seen by extraterrestrial eyes. The primary need to fix places on the map is linked with travel: it’s the memory of the succession of waypoints, the trace of a course”.

 

I. Calvino, Collezione di sabbia

 

sentieri-d

2014
mettonelle di metallo serigrafate a smalto / silkscreen enamelled metal tiles
3 m x 3 m ca

Il lavoro nasce dal bisogno di trascrivere lo scorrere del tempo e di inscrivere in una forma fisica i movimenti di tutti i giorni.

Dal tessuto di strade che attraversano la città in cui vivo, ho astratto le linee delle strade che percorro nei miei spostamenti quotidiani e le ho annodate insieme secondo uno schema geometrico imperfetto di ripetizioni e sovrapposizioni, tentando di creare una mappa della mia personale e soggettiva posizione nella struttura fisica e sociale della città.

Ne risulta il tentativo di creare una cartografia parallela a quella sovra individuale e soggettiva, pensata come rappresentazione simbolica della geografia interiore, in una dimensione dove il percorso, casuale, traccia e tiene insieme, annodandolo a se stesso, il filo del discorso.

Annodare significa in qualche modo fissare, conservare in memoria, legare insieme in una condizione di fissità, ma il nodo è anche all’origine della memoria e della narrazione, è alla base della scrittura e diventa simbolo e rappresentazione del mondo.

I frammenti di mappa ottenuti sono stati serigrafati su piastrelle in metallo, oggetti di vita quotidiana che decorano l’interno delle case, punto di partenza di tutti i miei sentieri.

 

The work arose from the need to transcribe the flow of time and to give physical form to the everyday movements of the body in space. The trajectories of my everyday motions become lines, which drawn from the interweaving of roads that form the city the body inhabits, abstracted from the overall vision of a supra-individual and objective cartography, knotted together in an imperfect geometric scheme of repetitions and overlappings, attempt to create a map of our personal and subjective position in the physical and social structure of the city. Cartography as awareness of our habitat, thus, as symbolic representation of a personal interior geography in a dimension where the path, casual, traces and holds together the thread of the discourse by knotting it to itself.
Knotting means in some way to fix, conserve in memory, bind together in a condition of fixedness, but the knot is also at the source of memory and narration, and becomes symbol and representation of the world at the base writing.

The fragments of map obtained have been silk-screened onto metal tiles, everyday objects that decorate the home, the departure point of all my pathways, through the technique of metal enamelling.