ipotesi di contatto

 

 

 

2013
lastre di zinco, stampe / zinc slabs, prints
installazione – dimensioni variabili / installation – variable dimensions

 

La lastra accoglie il corpo, che la plasma, ne modifica la struttura esterna, la forma, e, dopo la separazione, rimane l’unica testimone del contatto avvenuto; racchiude in sé la memoria del corpo toccato in forma di traccia, impronta.

Divenuta matrice a sua volta, la lastra si fa corpo gen- eratore di forma attraverso il contatto con un nuovo substrato, il foglio, capace di accoglierla e di farsi custode indelebile della traccia del corpo trasmessa.

La mano, però, insoddisfatta, interviene sulla lastra modificando la traccia del corpo: si riappropria di quel fenomeno interno, l’impronta, di cui era stata mediatrice ma che era sfuggito al suo controllo.

Il corpo mantiene anch’esso la memoria dell’incontro con la lastra, ne esce mutato anche se non indelebilmente: si porta via un sottile strato di cera, che resta, però, solo per un attimo, un ricordo fugace, un’impressione pronta a sparire per sempre.

 

The plate embraces the body, which moulds it, modifies its external structure, the form, and, after separation, remains the only testament of contact; it encapsulates within itself the memory of the body touched in the form of a trace, an imprint.

Having become mould in its own right, the plate becomes generator of form through contact with another substrate, the sheet, capable of embracing it and becoming indelible custodian of the trace transferred by the body.

The hand, however, not satisfied, intervenes on the plate modifying the trace of the body: it takes back that interior phenomenon, the imprint, of which it was mediator but that had escaped its control.

The body likewise retains the memory of the meeting with the plate, and comes out changed, even if not indelibly: losing a thin layer of wax, but which remains, only for a moment, a fleeting memory, an impression ready to vanish forever.

 

images by Margherita Palmirotta